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IL TACCUINO DI BANTING

e fu tutta un'altra storia....

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Il documento che vedete riprodotto qui a fianco dovrebbe essere venerato da ogni diabetico come una sorta di laicissima reliquia. Si tratta infatti del foglio di taccuino (un taccuino ormai perduto) sul quale Frederick Banting (1891-1941), alle 2 di notte del 31 ottobre 1920, annotò l'idea dalla quale sarebbe poi stata scoperta l'insulina. Quella sera Banting stava preparando una lezione sul metabolismo dei carboidrati che avrebbe dovuto tenere il giorno dopo all'università del Western Ontario e leggeva un articolo di Moses Barron dal titolo "Relazione delle isole di Langerhans con il diabete, con particolare riferimento ad alcuni casi di litiasi pancreatica". Dopo aver finito di preparare la lezione andò a letto ma non riusciva a dormire, continuava a rimuginare sul problema del diabete. D'improvviso si alzò e buttò giù l'appunto che vedete: "Oct 31/20 Diabetus. Ligate pancreatic ducts of dog. Keep dogs alive till acini degenerate leaving Islets. -Try to isolate the internal secretions of these to relieve glycosurea" (31/10/1920 Diabete. Legare i dotti pancreatici di un cane. Mantenere in vita i cani fino a quando gli acini non siano degenerati, lasciando le isole. Cercare di isolarne le secrezioni endogene per eliminare la glicosuria).

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Sappiamo come andò a finire. Banting riferì la sua idea all'università che aveva frequentato, la University of Toronto, dove il docente di Fisiologia, J.J.R. Macleod, era un'autorità universalmente riconosciuta nel campo del metabolismo dei carboidrati. Macleod all'inizio fu piuttosto scettico sulla proposta di Banting, ma – sia pur controvoglia – accettò di concedergli un laboratorio e alcuni cani per un periodo di alcune settimane nell'estate ormai imminente. Gli assegnò anche un giovane studente di Scienze, Charles Best, perché lo aiutasse nell'esecuzione dei test ematochimici necessari all'esperimento; quindi Macleod se ne partì per le vacanze estive in Scozia. Banting e Best, durante quell'estate del 1921, dovettero affrontare numerosi problemi nel loro lavoro di ricerca – così prosegue la storia – ma ben presto scoprirono che la loro ipotesi stava conducendo a risultati significativi. Con l'estratto di pancreas ottenuto dai cani ai quali erano stati legati i dotti pancreatici, i due riuscirono ripetutamente a ridurre i livelli di glicemia e a eliminare gli altri sintomi nei cani resi diabetici. Al suo ritorno il prof. Macleod si trovò di fronte a due ricercatori eccitati che, nel corso dell'autunno del 1921, stavano mantenendo in vita con i loro estratti pancreatici un cane, Marjorie, affetto da una forma severa di diabete. Marjorie in seguito sopravvisse settanta giorni prima di essere abbattuta; fino a quel momento i cani diabetici erano morti nel giro di una o due settimana dopo la rimozione del pancreas. Nell'inverno del 1921-22 Banting e Best pubblicarono i primi articoli sulla secrezione endogena del pancreas ed erano anche pronti a sperimentare il loro estratto sugli esseri umani. Al General Hospital di Toronto un ragazzo, Leonard Thompson, fu il primo diabetico a ricevere l'insulina. La sua vita fu salva come per miracolo. Il professor Macleod mise tutto il suo laboratorio al lavoro sull'insulina; si fece intervenire un'azienda farmaceutica statunitense, la Eli Lilly and Company, per collaborare alla produzione dell'insulina su scala industriale. Contemporaneamente però la University of Toronto brevettò la procedura, per poter tenere sotto controllo la qualità dell'insulina venduta ai pazienti diabetici. Nel 1923 ormai l'ormone veniva prodotto in quantità praticamente illimitata ed era l'essenza della vita stessa per migliaia di malati. Verso la fine del 1923, alla scoperta dell'insulina fu attribuito il Premio Nobel. Il riconoscimento toccò a Banting e J.J.R. Macleod; e qui sorge apparentemente l'unico punto controverso di tutta la vicenda: perché mai il riconoscimento avrebbe dovuto essere attribuito anche a Macleod per una ricerca svolta sì nel suo laboratorio, ma mentre lui si trovava in vacanza? E' abbastanza noto che Banting non gradì la decisione del Comitato per il Nobel e annunciò immediatamente che avrebbe diviso la propria metà del premio con Best. A questo punto Macleod annunciò che a sua volta avrebbe diviso la propria metà con J.B. Collip, un biochimico che si era aggregato al team alla fine del 1921 e si era occupato del perfezionamento dell'estratto. Poco importa che l'idea di partenza fosse inesatta (o che Banting non sapesse far bene lo spelling di diabetes o di glycosuria). Resta il fatto che la caparbietà di Banting lo fece perseverare laddove i suoi predecessori avevano gettato la spugna. E ciò salvò (e continua a salvare) la vita di milioni di persone in tutto il mondo. Grazie, Fred!

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