La via staminale PDF Stampa E-mail
Una delle vie possibili da seguire è quello delle cellule β da animali, ma ancora comporta il problema del rigetto del sistema immunitario. Infatti oltre la risposta immunitaria vista con le cellule delle isole umane, un altro meccanismo immunologico vigila contro i tessuti di altre specie.
Una via più promettente sembra quello di poter ricavare cellule β dalle cellule staminali. Le cellule staminali sono cellule umane "neutre", non differenziate, presenti nel midollo osseo, nel cordone ombelicale, nell'embrione, le quali possono essere "istruite" a trasformarsi teoricamente in qualsiasi cellula del corpo umano. Un ricercatore spagnolo, Bernat Soria, nel 2003 condusse con successo un Rbernatsoriaesperimento su topi di laboratorio resi diabetici e quindi di nuovo insulino-indipendenti grazie a cellule β ottenute da staminali.
Le cellule staminali vengono profondamente indagate anche per un secondo motivo: potrebbero essere fondamentali nella cura antirigetto postoperatoria.
Finora un tentativo in via puramente sperimentale per proteggere le isole trapiantate e allungarne in questo modo la vita è stato quello dell' immunoisolamento. Le isole vengono protette con una membrana selettivamente impermeabile. Questa membrana permette il passaggio del glucosio, dell'ossigeno e dell'insulina da e verso il flusso sanguigno, ma tiene fuori gli anticorpi e le T cellule del sistema immunitario, che vorrebbero invece distruggere le isole. Questo sistema richiede un intervento chirurgico, quindi i ricercatori hanno esplorato anche metodi meno traumatici, come rivestire piccoli gruppi (macroincapsulamento) o singolarmente (microincapsulamento) le cellule delle isole e impiantarle nelle cavità addominali. Mentre questi dispositivi avrebbero un limitato contatto con la circolazione, i nutrimenti e l'insulina verrebbero scambiati tramite i fluidi del corpo permeanti i tessuti in cui essi sono impiantati. Ebbene, tra le possibili forme di incapsulamento esiste quella di formare uno scudo protettivo di cellule staminali. Un esperimento su una donna di media età (trapianto di cellule β con incapsulamento di cellule staminali da midollo osseo dallo stesso donatore) è stato condotto dal professore Ricordi ed è ora sotto attenta sorveglianza. L'obiettivo è quello di avere un "effetto chimera", ovvero far sì che il sistema immunitario del ricevente conviva con quello del donatore senza farsi guerra e distruggersi a vicenda. Questa donna è ora insulinoindipendente e fra qualche mese potrebbe anche interrompere la cura farmacologica immunosopressiva.

Alternativamente secondo alcuni ricercatori si potrebbe lavorare sulla produzione in massa di cellule β progettate geneticamente che non provochino rigetto dal sistema immunitario. L'idea è di camuffare le cellule β dal sistema immunitario. Essi sperano di ottenere ciò dalla modifica di certe molecole sulla superficie delle cellule β che sono normalmente segnali rossi per gli attacchi immunitari.
E ultima ma non per rilevanza è l'idea di potere intervenire geneticamente sulle cellule del fegato e dello stomaco e istruire queste cellule a operare le funzioni delle cellule β di rilevazione del livello di glicemia e produzione di insulina.

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